giovedì 24 ottobre 2013

La Notte che bruciammo Crom


Bren Gattonero così com´era

Quella che segue è l’introduzione che troverete nel prossimo albo di Bren. L’ha scritta il mio amico Davide Torri e doveva servire per una cosa di cui vi ho appena mostrato la copertina in esclusiva... ma siccome il progetto è rimandato ho pensato di inserirla in “Marianna”. Davide conosce Bren da un sacco di tempo, da quando lo conosco io... prima di diventare un ricercatore e un docente universitario in Storia delle Religioni ha combattuto al suo fianco nei panni di un infallibile arciere elfico posseduto da una sinistra divinità d’argento. Chi meglio di lui per parlare un po’ del Gattonero? Have fun!

La Notte che Bruciammo Crom

Conosco Bren da quando avevo 17 anni. L´avevo intravisto qualche volta al liceo, tra una lezione e l´altra, quando ci si ritrovava sulle scale della scuola a fumare una sigaretta e a dire due cazzate. L´avevo incrociato anche a qualche festa, intento a sabotare la tranquilla quiete di quelle noiosissime festicciole di compagni di scuola troppo compassati per poter veramente apprezzare del buon punk o un pezzo degli Iron Maiden per pogare come si deve. Lo vedevo spesso allenarsi alle arti marziali e a far la faccia cattiva davanti allo specchio come in quella famosa scena di Taxi Driver, ed ero presente quella volta che prese a sonori calci nel culo Peter Pan.
Erano anni nei quali io e Tommy bazzicavamo i peggiori posti del Multiverso, ci facevamo di spezia e vagavamo spensierati dalle lande desolate dello sconosciuto Kadath ai malfamatissimi bassifondi di Lankhmar cercando di cacciarci in tutti i guai possibili ed immaginabili, sempre a cavalcioni del mio scassatissimo Ciao blu. Ovviamente i nostri risultati scolastici lasciavano molto a desiderare, come potrete facilmente intuire, ma questa e´un´altra storia.
 Fu durante uno di questi vagabondaggi assieme a Tommy che feci la conoscenza di Bren. Stavamo per scendere nella Fossa che si estendeva sotto la città, dove succedono un sacco di cose interessanti, e´ vero, ma dalle conseguenze per lo più spiacevoli quando non letali, e non sono sicuro che avremmo riportato a casa la pellaccia se Bren non fosse stato dei nostri.
Con questo non intendo certo dire che fosse un nostro coetaneo o che ci degnasse di particolari attenzioni, ne´, tantomeno, che potessimo dirci per davvero suoi amici. Era in giro, ovviamente, da molto piu´tempo. E la sua storia era molto, molto più complessa. Era nato molto tempo addietro in una zona piuttosto depressa dell´Impero, in un´epoca nella quale le notti erano molto più´cupe, sovente rischiarate solamente dal bagliore dei roghi.
Non mi e´mai stato completamente chiaro il motivo per il quale un tipo come Bren si fosse ritrovato ad esercitare, e con un certo innegabile zelo anche, il controverso ed esecrabile mestiere di cacciatore di streghe. Forse non e´ da escludere una componente caratteriale: fortemente individuale e tendenzialmente solitario, diffidente talvolta fino alla paranoia, talaltra invece ben oltre. Ed infine, un po´come Conan, egualmente capace di improvvisi scoppi di ilarita´ seguiti da abissali malinconie. Penso che fu il caso a determinare, alla fine, la sua scelta di campo e fu solo per un soffio o uno scarto impercettibile, un battito di ciglia, che non divenne, invece, e con pari entusiasmo,  uno stregone eresiarca.
Più di una volta, difatti, mi parve di scorgere un sentimento di comprensione profonda verso coloro che si apprestava ad abbattere. Come se, in fondo in fondo, il vero bersaglio di quei colpi poderosi fosse qualche intimo, oscuro dolore annidato in un qualche recesso della sua anima – sempre che ne avesse una, ovviamente. Come se quei demoni che affrontava costantemente fossero, alla fine, i SUOI demoni. Niente di più che i suoi personali, personalissimi tormenti.
“Male non fare, paura non avere”, ripeteva spesso.  E con disincanto e cinismo si dedicava all´impresa.
Devo dire che, sebbene non condividessi affatto la sua visione delle cose, in quei tempi, ai quali tutti ci volgiamo indietro oramai con una certa nostalgia, Bren fu per noi un maestro di vita: scanzonato di fronte al pericolo, irrideva in egual modo i suoi potenti nemici ed i suoi ancor piu´potenti alleati, mal tollerava le gerarchie e si trovava di certo piu´a suo agio tra gli umili e i semplici che non tra le alte sfere con la puzza sotto il naso.
So che, a chi non lo conosceva di persona, i suoi discorsi potevano sembrare niente altro che un portentoso vaniloquio, ed i suoi metodi brutali in maniera quasi barocca. Ma, se ci ripenso oggi, allora vedo che non ci fu mai nulla di superfluo in ciò che disse o fece, a dispetto delle apparenze o nonostante esse. Bren vedeva oltre e più in la´, specie nel buio, come il suo soprannome ben indicava, e cio´che a noi poteva apparire esagerato, per lui era invece solo ed unicamente lo stretto necessario.
O forse, molto semplicemente, la densità , il ritmo e la complessità delle storie e delle ballate legate al ciclo di Bren ancora in circolazione sono frutto della fine opera del più grande dei Trovatori di quell´epoca indimenticata, Tommy, che da secoli lavora con pazienza infinita affinché  il ricordo di tante e cotali imprese non vada perduto come accadde invece alle storie raccolte dalla Combriccola dei Topolini Ciechi, che impiegarono un tempo quasi infinito a scrivere la Storia del Mondo sulle foglie degli alberi del Bosco dei Racconti per poi vederle bruciare tutte insieme durante quella tragica notte in cui il meteorite si abbatte´ sulla foresta, la notte che bruciammo Crom.
Ma questa e´un´altra storia, e si dovrà´raccontare un´ altra volta.
Nel frattempo, leggetevi questa.


Davide Torri, esorcista freelance, vive in una decrepita mansarda del centro di Heidelberg circondato da libri che trattano in prevalenza di demoni tibetani, anche se, ultimamente, ha deciso di allargare i suoi orizzonti alle demonologie dell´estremo oriente. Oltre a condurre elaborate ricerche sull´argomento, spende il suo tempo a cercare di comunicare con i pesciolini d´argento. E´ convinto, infatti, che essi altro non siano che spiriti-protettori delle biblioteche e che abbiano accesso a conoscenze in grado di schiudere l´accesso ad altre dimensioni. Non e´chiaro se tali stramberie siano il frutto delle sue letture giovanili, dei suoi viaggi in oriente o del consumo , forse eccessivo, di assenzio.

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